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SOMMARIO PAGINE DEL 2005



Prima dell'invasione
di Maria Brunelli (LietoColle Libri)
Tessere
di Germana Duca Ruggeri (Manni Editore)
Lo spirito Europeo e la letteratura italiana
di Roberta Trice (Philobiblon Edizioni)
Rosa Rosso Neve
di Paola Lazzarini (LietoColle Libri)



PAGINE PRECEDENTI
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LIBRI 2007
Daniela Daniele
LIBRI 2004
Camilla Salvago Raggi - Luciano Luisi - Graziella Izzi Benedetti - Anna Antolisei - Caterina Camporesi
LIBRI 2006
Maurizio Lo Re - Maria Grazia Maramotti - Marco Bazzato - Anamarìa Crove Serrano - Annamaria Ferramosca
LIBRI PAGINA 1
Alberto Caramella - Annamaria Ferramosca - Maria Brunelli - Gaia de Beaumont - Lucio Lami - Ida Boni
LIBRI PAGINA 2
Antonio Steffenoni - Chicca Morone- Paola Alberti - Antonio Miredi
LIBRI PAGINA 3
Serena Foglia - Nino Del Bianco - Isabella Bossi Fedrigotti - Carlo Sgorlon - Giuliana Turroni
LIBRI PAGINA 4
Lucio Lami - Ida Boni - Carlo Grande - Aldo Mola - Anna Santoliquido

 






 



Maria Brunelli


Prima dell'invasione

Romanzo


LietoColle Libri



Chi conosce la narrativa di Maria Brunelli, da "Nemici di famiglia"a "L'ultimo concerto", a "Passo
d'addio", può restare inizialmente scombussolato leggendo Prima dell'invasione (LietoColle, 2005), dove dal registro realistico si passa a uno più apertamente fantastico-metaforico, e vede scoppiare bengala nel cielo, incontra personaggi che s'innamorano carnalmente d'un'oca (per poi passare a infatuazioni omoerotiche), oppure s'innamorano di un orologio che è soltanto un sostituto (ersatz) del vero oggetto d'amore, o ai quali crescono protuberanze in fronte, cheratinose certamente anche se non ramificate come i palchi dei cervi.
Poi però ricorda che la Brunelli ha, fra l'altro, fatto studi psicoanalitici e nella sua opera c'è un saggio in cui scandaglia il paradigma del maschile e del femminile a partire dall'età del Romanticismo, perché - differenze
biologiche a parte - maschile e femminile risentono delle differenziazioni culturali che le varie società e le varie epoche storiche vi attribuiscono (Due corpi un'anima sola, Rizzoli, MI, 1988).
E si avvede inoltre che, già a partire dal prologo, si parla di realtà onirica e d'inconscio e il linguaggio dell'intero libro non fa che ricorrere a citazioni delle più divulgate "teorie" psicoanalitiche (soprattutto Freud), arrivando con esse a dare il titolo a molti capitoli ("Quando serpeggia l'invidia del pene", "Patologia sexualis", "Psicodramma", "Analisi di gruppo", "La rivincita del super Ego"). Infine - dulcis in fundo - della Brunelli ritrova l'abituale umorismo e la più corrosiva ironia, come in quest'irrisione: "Si attirò l'accusa di non aver mai superato la fase anale, incapace com'era di donare le sue feci a qualcuno, nemmeno al Curatore [d'Anime, idest lo psicoanalista] che, per professione, era pronto a fungere da vaso da notte" (p. 18).
Si capisce così che Prima dell'invasione è soprattutto un divertissement, una garbata presa in giro della psicoanalisi e dei suoi riti, anche se resta fondamentalmente una narrazione e si avvale perciò di personaggi e figure variamente rapportati fra di loro in una ben strutturata fiction, che vedono nella loro cornice ambientale anche una manifattura tessile, anzi una "Onorata fabbrica di Drappi e Velluti". Come sempre nella Brunelli a volte prevale l'umorismo e a volte l'ironia (che ha una funzione critica). Per il primo, si può passare da "lo aspettò fino a quando il tè nelle tazze diventò marrone" (p. 49) all'uso di una citazione dantesca: "e in quell'ora che volgeva al desìo, gli apparve l'oca che arrivava ad ali spiegate" (p. 38). Oppure a questi effetti benèfici dell'elioterapia: "La manna jodobalsamica dilata bronchi incrostati, fa rifluire il siero a meningi sclerotiche, induce a sedersi al sole su una panchina per respirare un surplus di salute" (p. 59). Quanto all'ironia, potrebbe già bastare l'esempio citato, ma non si può tralasciare quest'altro, che ha un valore di "bersaglio" psicoanalitico generale: "Come un giardiniere pianta semi in un'aiuola appena zappata per farvi crescere fiori, così il Demiurgo con la sua opera quotidiana saggia se nelle zolle sono rimaste radici da estirpare, se nella memoria sopravvivono brutti ricordi e insiste, mattina dopo mattina, nel coltivare quell'Es che, libero e potenziato, dovrebbe indurre al menefreghismo, all'amore di sé, ad assecondare gli istinti. […] Gli riuscì meglio con il menefreghismo, che è l'altra faccia dell'amore di sé" (pp. 81/82). E non manca nemmeno, com'è abituale per la cultura musicale dell'autrice, una citazione operistica, nella specie dal coro del Rigoletto: "Coi fanciulli e coi dementi spesso giova il simular".
Sul piano linguistico, oltre alle più consuete parole latine (Fiat lux, vita nova, tot capita tot sententiae) e francesi (beau geste), compaiono in questo libretto più numerose quelle tedesche, che sono indice dell'origine del campo degli studi psicoanalitici (Ich Ville, Ich Macht; Ville zur Macht), ma potrebbero indicare anche un'allusione più generalizzante a una certa cultura germanica (Isotta, Wotan, Walhalla, Walchiria), dove può trovare implicito spazio lo stesso Nietzsche, se nel nome di uno dei protagonisti principali della narrazione, grazie al duplice lemma di "uomo" in quella lingua, vi è da vedere un passaggio da Uebermann a Uebermensch.
Stilisticamente, infine, si nota l'uso appositivo (con costruzione ad ablativo assoluto alla latina, ma col participio presente) di sintagmi, uso al quale la Brunelli era già ricorsa in "Passo d'addio", come in "presentimento favente [favorente]" (p. 48) e in "faventi Poros e Penìa" (p. 67), che vede ancora una volta l'impiego umoristico-ironico dei mitici progenitori dell'universale Eros, che era per Platone l'artefice e la leva di ogni moto dell'anima.
Sergio Spadaro



 
Maria Brunelli - giornalista, narratrice, esperta di musica - è nata a Milano, dove vive.

Ha pubblicato un saggio sul rapporto donna-uomo dal titolo "Due corpi, un'anima sola" e due romanzi: "Nemici di famiglia" (Ed. Marsilio - Premio Comisso 1994) e, sempre con Marsilio, "L'ultimo Concerto", Premio Selezione Napoli, nel 1998. Nel 2004 hs dato alla stampa "Passo d'Addio" (Ed. Aragno).

E' Vice Presidente del P.E.N. Club Italiano.

 






 

 


Germana Duca Ruggeri


Tessere

 

Racconti  


Manni Editore

 



Tessere" è la prima raccolta di racconti di Germana Duca Ruggeri, che ha già al suo attivo due libri di poesia, l’ultimo dei quali "Ex ore", in dialetto urbinate, edito da Marsilio nella Collana "Elleffe" diretta da Cesare Ruffato.
Composto da due parti: la prima contiene cinque racconti che narrano le vicende dell’infanzia e dell’adolescenza negli anni Cinquanta e Sessanta nelle campagne delle Marche; la seconda una sorta di diario che si riferisce agli ultimi venti anni quando la protagonista è già insegnante moglie madre.
Un libro di memorie quindi, poiché attraverso di loro, non solo si sottrae il passato all’oblio e alla cancellazione ma, rielaborato ogni volta, confluisce nel presente trasformandolo. La memoria è un elemento corporeo, testimonianza concreta del passaggio del tempo, che attraverso la ripetizione narrativa rischiara punti oscuri: "Siamo chiamati a tessere trame nuove su antichi orditi ridisegnando più volte noi stessi", dichiara l’autrice in uno degli esergo che precedono i racconti. Quando il passato non ha più testimoni viventi, esso esiste solo nei documenti e nei libri. Nella mutata percezione delle categorie di spazio e tempo la memoria è ora delegata alle funzioni del computer: tutto tende così ad appiattirsi sulla superficie, dando l’illusione di vivere in uno stato di eterno presente senza ricordi e desideri. [...]
[...] L’autrice mantiene nelle variazioni espressive e nell’intreccio di meditazione e incanto un costante controllo della lingua e della sintassi. La fiducia nella parola è assoluta e totale così come l’abilità di combinare ogni tanto fra loro le parole, in modo che sprigionino nuovi significati.[...]
Caterina Camporesi (dalla Rivista "Graphie)

[...] Questa lettura mi permette di entrare in "Tessere" dei giorni che la Duca produce, tessere come istantanee che si succedono: una dopo l'altra, qui, con cinque racconti e undici cronache, un diario serrato. La prima sezione, i racconti, è narrazione e riflessione, sviluppo di eventi e richiami alle ragioni della vita e della letteratura. Ogni brano è accompagnato da un esergo, un monito, secondo questo sviluppo: il racconto come ricordo e come invenzione, l'esperienza del dolore di ragazza, i sentimenti che mutano, le conquiste della vita come saggezza.
Questa visione etica si pone a fronte di una fabulazione intensa ed essenziale: la nascita di un bambino in campagna, la bambina a scuola senza occhiali, una ragazza diventa signorina, una avvincente storia di una giovane fra città e manicomio, vita di studentesse universitarie alle prese con il volontariato. E' sempre racconto al femminile che illustra l'evolversi d'una generazione. [...]
Anche nelle cronache emerge sempre il senso delle città, dei luoghi di vita e di convivenza con una dimensione urbanistica e storica, ed anche politica: perché è in linea con la convivenza umana, le regole della civiltà, i riscontri dell'umanesimo.
Il diario chiude con un ritorno dal mare, da Fano, e l'evocazione delle torri gemelle, l' 11 settembre 2001, e la risposta si affida alla poesia, ad un testo di Baudelaire, la poesia che salva il mondo, i poeti che salvano il mondo, un destino indicato da Carlo Bo ai poeti del Novecento. Ecco dunque un libro ricco, complesso che fa pensare e con l'invito a guardare le persone, secondo una teoria degli affetti che si può dominare.
Gastone Mosci

[...]La seconda parte del libro contiene pagine di diario, appunti di viaggio perlopiù, ma non solo: mi sembra una scelta coraggiosa vista la considerazione di genere minore, quasi alle soglie del letterario, riservata da certa nostra critica a quella miniera di scrittura fresca, senza confini, infinitamente libera di posarsi su ogni cosa, per la quale Coccioli conia l'espressione di "minutario, perché fatto di cose minute, minuscole, e perché, come si vede, lacera il tempo in minuti".
Non laboratorio semplicemente, ma pagina, tessera con la sua parte di lucentezza, disegno e colore. Luogo e tempo toccati in sorte. Così tutto si anima nel raccontare, ogni dettaglio viene raccolto in uno sguardo affettuoso e reso significante quanto l'oggetto principale della cronaca. [...]
[...] Lo stile è realistico, solido, si lasciano parlare i fatti, i nomi, il ritmo e il concatenarsi delle frasi, con cadenze a tratti da cantastorie. L' "adorato" Dickens, ma anche la scrittura femminile di una Emily Dickinson o di una Katherine Mansfield, quella confidenza con l'universo che permette di scompigliare la compostezza della frase con espressioni capaci di catturare per un "ricamo" qualsiasi alterità e lontananza. [...]
Maria Grazia Maiorino

[...] Notevole anche, nelle descrizioni di viaggio, o di fatti, la tendenza a non tralasciare mai di confrontarsi con l'arte, la cultura, la storia e la società del territorio visitato, come dell'avvenimento descritto. Si avverte costantemente la presenza di una curiosità e di una vivacità che, anche quando il raccontare si limita ad un flash, riescono sempre a farci sentire parte del racconto stesso. A fare da contraltare alle descrizioni d'arte o di costume o di fatti storici, ci sono, infatti, i costanti riferimenti all'ambito familiare, all'ambiente scolastico, agli adempimenti della quotidianità, che contribuiscono all' immedesimazione del lettore con la vicenda descritta. [...]
Giancarlo Cecchini



 
Germana Duca Ruggeri è nata ad Ancona e vive
a Urbino.
Ha esordito nel 1998 con il racconto lungo
"Mutatis mutandis", edito nel volume collettaneo del Premio Brera "II sole e le nebbie". Ha pubblicato le raccolte poetiche "Distanzainstanza" con prefazione di Maria Lenti, ed "Ex ore" nella Collana Elleffe diretta da Cesare Ruffato, Marsilio, 2002.
Collabora a riviste letterarie tra le quali Hortus ed Hebenon. Ha scritto saggi brevi su Laura Battiferri, Dolores Prato, Elsa Morante, Paolo Volponi, Carlo Bo e Cesare Ruffato.
 


   
   
 

 

  


Roberta Trice

Lo spirito europeo

e la letteratura

italiana

Con Benjamin Crémieux
tra il 1910
e il 1943


Saggistica

Philobiblon Edizioni




 
I rapporti culturali tra Italia e Francia agli inizi del Novecento attraverso l'attività di Benjamin Crémieux, figura di primo piano del mondo editoriale e letterario francese.

In un articolo pubblicato nel 1985 sulla Nuova Rivista Europea, a proposito dell'Europa, scrivevo: "È di distensione, di dialogo, di non equivoca convergenza, di unità che abbiamo tutti bisogno... E se è vero che l'economia condiziona un po' tutti, apriamo bene gli occhi che l'economia non volti le spalle ad una seria e responsabile cultura, che è la forza correttiva ed equilibratrice, oltre al resto, tra la politica e l'economia".
Orbene, il saggio dì Roberta Trice Lo spirito europeo e la letteratura italiana, ripercorrendo in compagnia di Benjamin Crémieux un periodo della cultura italiana particolarmente significativo anche se storicamente travagliato, ripropone il tema centrale di una vocazione sinceramente "europea" della nostra letteratura.
Si tratta di un lavoro importante da un punto di vista storico - ma non solo -perché in esso troviamo esposto a chiare lettere il senso di un ormai ineludibile quesito: cosa rappresenta e come si manifesta lo "spirito europeo" di una tradizione culturale? E qui prendo a prestito le parole dal Crémieux: "Nella circolazione delle letterature, nella molteplicità delle traduzioni, nella presa di contatto con le diverse realtà nazionali ed etiche, per accrescere la propria conoscenza della realtà".
Conoscere quindi per agire, per trovare e/o creare delle ragioni di vita. Per fare questo "II faut une volante, des volontés conscientes", prosegue ancoraCrémieux, occorre un "nuovo umanesimo" in cui l'autentica e libera originalità dell'artista abbia come punto di partenza la realtà pur complessa in cui vive. "Le mensonge artistique - scriveva Jacques Rivière - engendré par lapassion de la verité".
L'opera mediatrice di Benjamin Crémieux, che nel periodo tra le due Guerre ha fatto conoscere la nostra letteratura in Francia, le ha permesso di dialogare paritariamente con la cultura europea sia nel teatro, che nella poesia, che nella narrativa, e cito tre nomi soltanto: Pirandello, Ungaretti, Svevo. I più noti, ma non i soli ad aver saputo trasmettere attraverso le loro opere un'autentica "vocazione europea", da Prezzolini a Soffici, da Serra a Sbarbaro, oggi dimenticati o quasi.
Quale sarà lo "spirito" della nuova Europa? Per ora essa dà l'impressione di eludere la questione; e allora perché non riprendere il nostro viaggio ideale, in attesa di un augurabile risveglio?

Giancarlo Vigorelli


Roberta Trice, già docente di letteratura francese e assistente di Carlo Bo, ha curato la traduzione inedita dei Pastiches di M. Proust (Ed. Città Armoniosa) e un'esegesi linguistica su Un amore di Swann (Ed. Coopli, Milano).
Giornalista e scrittrice, ha collaborato alla pagine culturali de "II Giorno" e de "II Corriere Medico" e pubblicato studi su la "Nuova Rivista Europea", "L'Osservatore Politico e Letterario", "Nuovi Argomenti", "Lingua e Letteratura".
Ha curato le prefazioni a opere di G. Bernanos, V. Woolf, M. Yourcenar, F. Mauriac, A. Gide, J. P. Sartre, R. Gary per le edizioni Mondadori-De Agostini. Attualmente collabora alla Radio Svizzera Italiana.
Vive e lavora a Bordighera.

 






 


Paola Lazzarini

Rosa Rosso Neve

 

Poesia  

 


LietoColle Libri




Le rose e le nevi di Paola Lazzarini
In apparenza, questo libro fa un passo indietro rispetto al primo di Paola Lazzarini "Quasi un rimario": ancora più misurato, se possibile, e più raccolto entro tematiche e forme tradizionali. Niente calligrammi e tecnopaegnia, niente metalinguaggi e raffinati manierismi, che avevano rappresentato in quel primo libro le punte di un equilibrato sperimentalismo, ben intrecciato alla rarefazione espressiva di testi più usuali.
Forse si tratta anche di una scelta coraggiosa: dare voce all'amor materno e a un bestiario agreste e quotidiano senza alterare il timbro e senza pascolismi è una sfida che parte... dal lago del cuore e affida allo sguardo la propria capacità espressiva.
Ne risulta un minuscolo scrigno: ogni frammento è uno sguardo che cristallizza eventi, gesti, ritratti. Per rivederli in movimento è sufficiente un accorgimento ermeneutico tra i più antichi, che Dante invocava, quasi sempre invano, anche per sé: seguire dapprima il livello denotativo, prendere, se non alla lettera, almeno sul serio il segno e il senso. Così ci si interroga su che cosa sta realmente accadendo sotto i nostri occhi, che cosa ci viene descritto, con quali oggetti, situazioni, ambienti a fare da referenti. Solo in questo modo si attiva l'accensione simbolica delle immagini, la rarefazione pittorica, l'intensità affettiva. Allora l'attimo dopo il parto si trasforma con tenera apprensione da nascita in natività, il guazzare degli stivali nella pioggia disegna "pozzanghere vive", un cambio d'abiti per la sera è una metamorfosi non riuscita se lo sguardo è trasparente di mare. Si addensano passeri e gatte, luì e pavoncelle, volpi e aironi, cormorani e capinere, pettirossi e usignoli, cigni, formiche e grilli, lucciole in ghirlande di Natale: nessuno al suo posto, si vorrebbe dire, tutti sorpresi in un senso di stupore, in un controsenso.
Lo sguardo amoroso della poesia avvolge un universo che brulica di suoni percepibili solo nel silenzio assoluto, di colori che svariano tono su tono (nel bianco e nel rosso, prevalentemente), distinguibili solo astraendo e aguzzando la vista. Si rimpiange talora una rima, una strofa più perfetta, ma poi il ritmo libero riafferma i suoi diritti di assonanze e consonanze, di figure metriche che spontaneamente si assestano alla lettura
.
Giusi Baldissone


 
Paola Lazzarini è nata a Vercelli, terra d'acqua, dove vive.
Ha pubblicato la raccolta di poesie "Quasi un rimario" (2000), quattro plaquettes di Pulcinoelefante e sue poesie ed aforismi sono presenti in numerose antologie (Ed. Fògola, Genesi, LietoColle, S&A Libri...).
Ha il culto del pensiero in forma sintetica. Ama i gatti e il mare.

 



 

 

 

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