P.E.N. Club Italiano

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Uruguay


Il Centro WiPC del P.E.N. Club Italiano, alla fine del 2002, si è rivolto al Ministero degli Affari Esteri perché intervenisse presso il Governo uruguayano affinché i resti di Maria Claudia Garcìa Irureta, nuora del poeta Juan Gelman uccisa dal terrorismo militare nel '76, fossero rinvenuti e restituiti alla famiglia.

La Farnesina, in data 15 febbraio 2003, risponde di "aver ricevuto assicurazioni che il lavoro della "Comisiòn para la paz" sta proseguendo le indagini anche se è comunque difficile stabilire, ad oltre 20 anni dagli eventi come e quando vennero uccisi e dove furono sepolti alcuni desaparecidos come la signora Maria Claudia Irureta".

Il Ministero degli Affari Esteri conferma inoltre che le Autorità dell'Uruguay hanno assunto l'impegno di fornire al riguardo tutte le informazioni disponibili.


 


Il caso di Maria Claudia García Irureta de Gelman
La vicenda


Juan Gelman, notissimo poeta argentino, combatte una battaglia civile per ritrovare i resti di sua nuora Maria Claudia, raccogliendo solidarietà da tutto il mondo e mobilitando amici e intellettuali come i premi Nobel Josè Saramago e Gunter Grass.
Il P.E.N. Club Italiano appoggia la causa di Gelman facendo richiesta alla Farnesina perchè rivolga al Governo dell'Uruguay l'invito a fare al più presto luce sulla sorte del corpo senza vita di Maria Claudia e di tutti i "desaparecidos", vittime del passato terrorismo militare.

- Maria Claudia, di nazionalità argentina, aveva diciannove anni ed era incinta di otto mesi quando, nell'agosto del 1976, divenne un "desaparecida" assieme a suo marito, il ventenne Marcelo Gelman, figlio del poeta Juan Gelman.
Il corpo del marito venne ritrovato, ucciso con un colpo di pistola alla tempia e sepolto in un bidone pieno di cemento e sabbia, soltanto nel 1989; nel '99 si seppe che Maria Claudia, poco dopo l'arresto avvenuto a Buenos Aires da parte della milizia argentina, aveva dato alla luce una bambina nell'ospedale di Montevideo.

Maria Claudia con la sua bambina erano state trasferite a Montevideo e viste, per l'ultima volta, nel dicembre del '76 mentre lasciavano la sede della 3° Divisione dei Servizi d'Informazione della Difesa, scortate da due soldati armati. Si seppe anche che Claudia era finita nel famigerato "Automotores Orletti", un centro di raccolta dei "desaparecidos" gestito da militari di vari Paesi latinoamericani nel quadro dell'operazione Condor, l'azione congiunta di repressione che l'Argentina aveva messo in piedi con Uruguay, Paraguay e con il Cile di Augusto Pinochet. Poco tempo dopo, anche Maria Claudia venne assassinata.

La neonata, sottratta alla madre dall'ex regime di Buenos Aires, era stata data in adozione ad una coppia sterile in Uruguay. Il poeta argentino ritrovò la nipote rapita dopo averla cercata per 23 anni: la ragazza ha saputo di essere figlia di "desaparecidos" solo il giorno del suo ritrovamento.

Il rapimento dei neonati dei "desaparecidos" è l'unico reato degli anni della dittatura che non è stato prescritto per effetto delle leggi di amnistia e pacificazione in Argentina e che ancora vede coinvolti in processi i capi sopravvissuti di quel regime sanguinario. Tra il 1976 e il 1983, durante il regime militare di Jorge Videla, sparirono in Argentina oltre 30 mila civili. Tra questi molte donne incinte: più di 300 neonati vennero sottratti alle loro madri per essere affidati agli aguzzini. Solo 66 sono stati ritrovati.

Da oltre vent'anni le cosiddette "Nonne di Plaza de Mayo" portano avanti una battaglia legale per localizzare i nipoti scomparsi e sottrarli ai finti genitori. Le inchieste dei magistrati argentini hanno portato in carcere numerosi generali e ammiragli in pensione con l'accusa di aver sottratto bambini. Anche Videla é in carcere dal 1998.

Ora Juan Gelman attende che il governo Uruguayano si attivi per restituire alla famiglia i resti della nuora Maria Claudia.

 

 

 

 



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