L'8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, è un evento celebrato
dalle organizzazioni di tutto il mondo. Il P.E.N. Club Italiano, facendo
seguito a quanto già intrapreso dalla Presidenza Internazionale
di Londra, vuole attirare l'attenzione sulla storia di donne coraggiose
che hanno esercitato il diritto fondamentale alla libertà d'espressione
di fronte ad enormi ostacoli. In particolare, il Writers in Prison Committee
(Comitato Scrittori in Prigione) vuole dare rilievo ai casi di scrittrici
e giornaliste che sono state uccise solo per aver parlato liberamente.
Negli ultimi dieci anni, sono stati uccisi più di 400 scrittori,
giornalisti e lavoratori dei media. Trentasette di essi erano donne.
Minacce, corruzione statale e mancanza di volontà politica hanno
ostacolato le indagini su questi casi. Le famiglie delle vittime ancora
non hanno avuto piena giustizia. L'International PEN, nella sua dichiarazione
sull'impunità e le donne scrittrici/giornaliste in occasione
della Giornata Internazionale della Donna, ha scelto di attirare l'attenzione
su tre casi rappresentativi:
Carmen
Gurruchaga
E' stata un bersaglio in più di un'occasione,
nella Spagna in cui è nata, un paese in cui la vita di giornalisti
e scrittori sembrerebbe relativamente al sicuro. Il suo nome, però,
si trova sulla lista dei condannati a morte stilata da organizzazioni
terroristiche. Ella si è occupata per più di vent'anni
del gruppo terrorista basco dell'ETA. La Gurruchaga ha detto: "Proprio
qui, nel cuore del mondo occidentale, dei giornalisti vivono e lavorano
come molti loro colleghi nei paesi del terzo mondo - con la paura di
essere assassinati da un'organizzazione terroristica, per il semplice
fatto di pensarla in modo diverso dal loro. In Spagna, e nei Paesi Baschi,
essere giornalista e tentare di fare il proprio lavoro in libertà
può costare la vita."
Parvaneh
Forouhar (Iran)
Più di quattro anni fa, sono stati assassinati, nella loro casa
di Teheran, gli scrittori ed attivisti laici Dariush e Parvaneh Forouhar.
Dariush è stato colpito con 12 colpi di coltello, Parvaneh con
23.
Parvaneh e Darius, sposati da quasi 45 anni, si erano incontrati da
adolescenti alle riunioni dell'università di Teheran. Erano giovani
ed appassionati idealisti, che hanno cominciato la loro vita insieme
nella lotta contro la dittatura. Dariush era più volte entrato
ed uscito di prigione ai tempi dello Shah, e poi ancora dopo la rivoluzione.
Parvaneh, schietta critica dell'oppressione delle donne da parte delle
autorità religiose, si era molto impegnata sulle questioni dei
diritti umani. Parvaneh, in particolare, alzava la voce a favore della
libertà.
Larissa Yudina (Russia)
"Sono stanca di avere paura."
Queste furono le parole di Larissa Yudina ad Alexei Siminov, della Fondazione
Glasnost Defense che le aveva chiesto: "Ma non ha paura?"
L'intrepido lavoro della Yudina come giornalista le ha guadagnato il
rispetto e l'ammirazione dei suoi colleghi, ma, in definitiva, le è
costato la vita. Capo- redattrice del quotidiano d'opposizione Sovieskaya
Kalmykia, è stata rapita ed uccisa ad Elista, la capitale della
repubblica russa della Kalmykia, l'8 giugno 1998. La sera prima, uno
sconosciuto, che affermava di essere un rappresentante dell'Agenzia
per la Cooperazione e lo Sviluppo, facente capo al presidente della
Repubblica Kirsa Iliumzhinov, le aveva fissato un appuntamento. Doveva
darle dei documenti su un'indebita appropriazione di fondi, che implicavano
Iliumzhinov. Il mattino successivo, la polizia, allertata dal marito
della Yudina, ha trovato il suo corpo in una diga, con numerose ferite
da coltello e il cranio fratturato.
Un
cenno particolare va fatto alle giornaliste algerine uccise nel corso
della guerra civile che ha insanguinatoil paese.
Secondo il capo-redattore di Liberté, Hacene Ouandjeli, "essi
vogliono ucciderci per la semplice ragione che noi difendiamo gli ideali
della democrazia, che non sono gli ideali dei fondamentalisti. Noi siamo
avversari che devono essere eliminati ed uccisi".
Il PEN ha documentato l'assassinio di 9 giornaliste, durante la fase
più calda della guerra civile, all'inizio degli anni '90. Yasmina
Drici, Nabila Djahnine, Rachida Hammadi, Malika Sabour, Yasmina Brikh,
Saida Djebaili, Naima Hamouda, Khadija Dahmani e Farida Bouzain.
La Sabour è stata uccisa a casa sua e gli assassini hanno obbligato
i suoi genitori ad assistere: aveva solo 22 anni e aveva terminato da
poco la scuola di giornalismo. La Brikh, reporter per Radio Culture,
è stata ammazzata nei pressi di casa sua, nel settembre 1995.
C'è voluta una settimana perché le autorità riuscissero
ad identificare il suo corpo.
Queste 9 giornaliste assassinate, così come le altre che sono
sopravvissute, ma hanno dovuto subire diverse minacce e molestie, si
sono ritrovate doppiamente prese di mira: per il loro essere donne e
per il loro lavoro di giornaliste. Il P.E.N.
Club Italiano è pienamente schiarato a fianco delle scrittrici
e giornaliste che rischiano quotidianamente la vita per l'amore della
libertà d'informazione, adempiendo al ruolo istituzionale che
lo Statuto internazionale e la Dichiarazione Universale dei diritti
dell'Uomo prevede.
Emanuele Bettini
Segretario Generale P.E.N. Club Italiano