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GLI EVENTI
Per ricordare clicca la sfera Il Convegno di Firenze |
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Il 19 gennaio 2005, presso la Società Umanitaria,
(Salone degli affreschi - Via Daverio 7, Milano)
si è tenuta la Tavola Rotonda organizzata dal P.E.N. Club Italiano
sul tema
" La scrittura nell'età del computer "
Relatori:
Isabella Bossi Fedrigotti - Maurizio Cucchi,
Carlo Sini - Armando Torno
Introduzione:
Lucio Lami

Da sinistra: Carlo Sini - Isabella Bossi Fedrigotti - Lucio Lami
Maurizio Cucchi - Armando Torno
Da "Il Giornale; Milano Cultura" - 24 gennaio 2005
Il giornalista con la testa nel computer
LUCIANA BALDRIGHI
Carnefice o liberatore? Il computer salverà la scrittura oppure ne sancirà l'irrimediabile scomparsa? Intorno al rapporto tra un mezzo di comunicazione e di informazione quale il PC con tutto il suo corollario, la scrittura elettronica, la posta, gli sms, internet, e il processo antico quanto l'uomo di elaborare informazione e conoscenza attraverso un processo mentale e manuale, si muove il convegno "La scrittura nell'età del computer" che si è tenuto ieri pomeriggio nella Sala degli Affreschi della Società Umanitaria di via Daverio 7. "Molto critico su questa ipotetica alleanza tra modernità e tradizione, che a suo parere invece nasconde una torre di babele di linguaggi e un impoverimento del sapere, Armando Torno, saggista, studioso e giornalista de "Il Corriere della Sera", spiega dal punto di vista di un intellettuale legato alla salvaguardia del "sapere", nel senso classico del termine, il suo pensiero. Ma che cosa si intende quando si dice che è la comunicazione stessa che cambia? Torno replica: "Ogni parola è scritta in maniera definitiva in un computer perché tutto è velocizzazione, tutto si può correggere. Un tempo rimanevano parole, frasi scritte, verbi aggiunti e il tutto ti portava a riflettere. Di un testo di un romanzo su dischetto è impossibile fare un'edizione critica. Fare varianti è un macello su un PC. Siamo in un mondo dove la scrittura non è più sacrale ma fisiologica: riciclo, faccio, disfo... la scrittura si trasforma in merce. Così essa non è più un rifugio ideale, non è nemmeno più una cittadella dell'intelligenza. Un libro per diventare sacro deve essere scritto attraverso Un ricordo è andato anche a Montanelli che con la sua "Lettera 32" rileggeva e correggeva. Era quello il fondo. Oggi non avrebbe più quell'impatto. Montanelli leggeva i suoi articoli battuti a macchina ad alta voce, la scrittura era già declamata nella mente. Oggi cuci, sposta, incolla è tutto un'arlecchinata. "Noi siamo il risultato di un'ottimizzazione - ha replicato Armando Torno all'intervento di Maurizio Cucchi che sosteneva che lo strumento cambia ma il risultato rimane tale - oggi il mondo punta tutto su questo. Tra 15 anni un giornale lo faranno in tre o quattro; non serviranno più i ruoli. L'articolo si chiamerà ancora articolo ma sarà sempre più piccolo. Le nuove sfide del giornalismo partono sempre dall'intelligenza anche se la società non sopporta il giornalismo perché significa approfondimento. I Tg parlano del caso Lecciso e non della morte del maggiore studioso del Rinascimento, Eugenio Garin". E allora avrà senso fare ancora un giornale di notizie? Concordi tutti i relatori nel dire che il vero giornalismo è nei quotidiani e che i settimanali avrebbero il compito di meglio approfondire i temi sociali e politici, ma pare che oggi si siano ridotti a riempitivi di gossip, superficialità e pubblicità. Lucio Lami, ex inviato de II Giornale, autore del libro "Giornalismo all'italiana" (Ares Ed. Milano-10 Euro) e presidente di Poets, essaysts, novelists (poeti, saggisti e narratori), un'associazione nata nel 1921 rappresentata in tutto il mondo che ha il suo PEN Club Italiano dal 1922 (tra i suoi presidenti anche a livello internazionale, Croce, Silone e Moravia), punta il dito contro gli archivi computerizzati che forniscono in un giorno ciò che un individuo immagazzina come sapere in 100 anni. "Da inviato raccontavo quello che vedevo, ora con il satellite e internet abbiamo le agenzie al fronte con un'omogeneizzazione di informazioni tutte da controllare. I giornali vengono fatti più per gli editori che per i lettori. Gadget e pubblicità fanno da padroni. Comperiamo i giornali per avere libri o enciclopedie. Il giornale è il gadget del suo gadget". Infine il filosofo Carlo Sini ha sottolineato come nel mondo occidentale abbiamo assistito a un trauma, al passaggio dalla cultura orale a quella alfabetica, ma difficile tracciarne le conseguenze. Ma anche in Egitto vi sono stati dai passaggi dai geroglifici e a un sistema demotico eppure non si trattava di mondo occidentale". |
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Firenze, 28 giugno 2004 Lunedì 28 giugno, alle ore 17, nella splendida Sala del Gonfalone di Palazzo Panciatichi, sede della Regione Toscana, è avvenuita la presentazione del libro "Visti e raccontati" (Ed. Ares) di Lucio Lami. Un foltissimo pubblico, entusiasta, ha seguito l'incontro che si è aperto poi a un vivace dibattito. Hanno introdotto la manifestazione il Consigliere regionale Franco Banchi e Paola Lucarini che ha letto la testimonianza di Giorgio Luti (Università di Firenze), assente per motivi di salute. Relatore Pierandrea Vanni (caporedattore del quotidiano "La Nazione", Presidente della "Associazione Italia - Kuwait", Sindaco di Sorano), il quale ha sottolineato con lucida e, a momenti, anche commossa analisi, i passaggi più avvincenti del testo. Lucio Lami, Presidente del P.E.N. Club Italiano, ha conquistato sull'onda di un'intensa e appassionata rievocazione dei momenti più emozionanti della sua vita di giornalista, la simpatia e l'ammirazione di tutti i presenti, in maggioranza scrittori, poeti, critici letterari, giornalisti politici, i quali seguivano il discorso da una seconda sala attigua, dato l'afflusso del pubblico. Al dibattito, è seguito un incontro personale con coloro che hanno voluto accompagnare Lucio Lami presso la libreria Martelli per farsi autografare i volumi. |
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Bari - 3 maggio 2004
Grand Hotel & d'Oriente - via Cavour, 32 - Bari
In concomitanza con la Giornata mondiale della Libertà di Stampa
il Convegno dal titolo
Diritti Umani e Libertà d'Espressione:
nuove frontiere e scommesse per la società moderna

Disegno di Michele Damiani
Con il Patrocinio di

L'intervento di Emanuele Bettini Parlare di Diritti Umani e di Libertà d'Espressione oggi, sotto certi aspetti, potrebbe sembrare quasi banale, perché tutti, persino le dittature moderne, si dichiarano paladini che lottano per la libertà. Ma, se affrontiamo l'argomento negli aspetti più sottili e delicati, ci accorgiamo subito che la realtà è molto diversa dall'apparenza. Da un lato abbiamo regimi totalitari che impegnano la forza armata per reprimere la dissidenza, dall'altro scopriamo che molti paesi democratici adottano misure di sicurezza mirate a limitare la Libertà d'Espressione. |
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L'intervento di Anna Santoliquido Può un meeting internazionale scaturire dal cuore del poeta? Ciò che potrebbe apparire retorica è, invece, il movente del presente Convegno che ha per tema i diritti umani e la libertà di espressione. L'atmosfera in cui esso è maturato ha visto il coinvolgimento di esperti della parola creativa e dell'informazione, e di educatori pronti a scommettere sulle capacità dei giovani, per sensibilizzarne le coscienze e attivare un dialogo costruttivo. Negli ultimi vent'anni, sono giunti in Terra di Bari poeti e scrittori che hanno patito il carcere e la persecuzione nei luoghi di origine. Ricordo gli amici cileni, iraniani, albanesi, costretti per lungo tempo a separarsi dalle famiglie e con i quali abbiamo costruito eventi culturali all'insegna della solidarietà e della libertà del pensiero. Poeti, giornalisti e traduttori raffinati, ci hanno consentito di conoscere la letteratura dei loro paesi e la profondità dell'animo umano. Abbiamo pubblicato i loro testi inediti, confrontandoci con altre culture. Con la caduta del muro di Berlino, e delle dittature nell'Europa dell'Est, avevamo cominciato a sperare nell'unione tra i popoli. Gli intellettuali romeni hanno respirato a pieni polmoni dopo la scomparsa di Ceausescu. L'Unione Europea ha dato una spinta importante all'intreccio delle relazioni. Oggi i giovani studiano nelle università straniere, apprendendo lingue e culture. Le Nazioni Unite appaiono gravate di troppi compiti e non sempre sono in grado di intervenire con tempestività ed efficacia. Le libertà fondamentali sono di nuovo in discussione. William Golding, Premio Nobel per la letteratura, considera il secolo trascorso il "più violento nella storia dell'umanità", una violenza che ha falciato l'intero pianeta, con la conseguente caduta di ideali. Il nuovo millennio procede, in troppi luoghi del globo, nella scia di sangue, gettando scompiglio nell'animo dell' essere sensibile il quale, rammentando le parole di Primo Levi, teme che chi vede la Gorgone, possa non tornare per raccontare, o possa tornare muto. I P.E.N. Club sparsi in tanti paesi sono un punto di riferimento per gli scrittori e per l'opinione pubblica. L'obiettivo di supportare gli autori perseguitati per le loro opinioni è un atto civile che mi vede partecipe delle iniziative italiane. Non si tratta di esigere il diritto di autore sulle opere dell'ingegno - azione politicamente corretta - ma di intervenire sul rilascio della persona e sulla libertà di parola. Con il giornalismo l'Italia ha pagato in vite umane. E' il caso di ricordare la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio, in Somalia, il 20 marzo 1994, con il suo operatore Miran Hrovatin, al seguito dell'operazione militare internazionale, sotto egida ONU, mentre indagava nei traffici di armi e rifiuti tossici. Il ricordo annovera l'inviata del "Corriere della Sera" Maria Grazia Cutuli, trucidata sulla via di Kabul, nell'Afghanistan, il 20 novembre 2001. Nella Giornata Mondiale della Libertà di Stampa indetta dall'Unesco, mi pare necessario ribadire di rispettare la parola, di non svuotarla di senso, ma di conferirle quella dignità per la quale uomini e donne di penna sono passati alla storia o hanno versato il tributo della vita. La libertà di espressione non dovrebbe significare svalutazione della parola per il gusto del sensazionalismo o dell'istigazione. Penso a certa stampa sportiva che, non di rado, aizza il lettore con un linguaggio più adatto a un campo di battaglia che ad uno stadio. I diritti umani e la libertà di espressione languono in molte nazioni, come testimonia l'attività dell'organizzazione "Reporters sans Frontiéres" che denuncia violenze, detenzioni e uccisioni a danno dei giornalisti. Il Comitato degli Scrittori in Prigione dell'International P.E.N. (WiPC) segnala dei casi eclatanti di giornalisti e scrittori imprigionati in varie parti del mondo, portandoci a conoscenza di storie umane e letterarie che evidenziano la barbarie anche in paesi apparentemente evoluti. Diverse situazioni hanno colpito la sensibilità degli studenti baresi che hanno svolto il Progetto del quale oggi celebriamo la conclusione. L'intellettuale fa paura se si continua a tarpargli le ali. La globalizzazione e la concentrazione del potere nelle mani di pochi sono elementi restrittivi della libertà dell'individuo. Bisogna salvaguardare la democrazia, affinché le scelte di chi governa rispecchino il più possibile la volontà del popolo. La solidarietà tra quanti producono testi creativi e veicolano l'informazione è basilare per la distensione e per abbattere le barriere. Noi siamo in grado di mettere in circuito energie positive atte ad alimentare la cultura e a sollecitare le aspettative dei lettori. La civiltà della nazione si misura dall'efficienza del servizio reso ai cittadini dei quali vanno rispettati i diritti e la libertà di espressione. I governi dovrebbero favorire lo scambio tra le culture, in quanto la pace va costruita ogni giorno e non può essere ridotta a cortei in particolari occasioni. Conoscersi vuol dire interagire con l'altro, imparando ad apprezzarne le qualità, gli usi e i costumi. La persona umana merita attenzione a tutte le latitudini; in un clima disteso è più facile intendersi. Mi chiedo quanto l'Occidente conoscesse dello stile di vita e delle tradizioni del vastissimo Oriente, prima dello scoppio degli ultimi tragici eventi. Sento, in questa circostanza, di spronare i direttori dei quotidiani a concedere più spazio alle pagine culturali che spesso sono rosicchiate dalla cronaca e dalla pubblicità. I giornali contribuiscono enormemente a formare il cittadino. Inoltre, sarebbe il caso che scommettessero di più sugli scrittori viventi, visto che molte testate in Italia diffondono testi letterari soprattutto di autori scomparsi e già consacrati. Né si può sottacere la volgarità di quanti scrivono a comando dell'industria culturale, deformando la finalità del segno artistico. Gli intellettuali al servizio del potere formano una casta che bisognerebbe ridicolizzare. C'è chi ingabbia il proprio pensiero per servire il "padrone". La televisione crea falsi miti di cui il tempo saprà disfarsene. Avere ospitato nella nostra città, scrittori e giornalisti italiani e stranieri significa che crediamo nei valori della cooperazione. Il coinvolgimento degli studenti incoraggia a sperare, perché, saranno loro gli araldi del domani. Da Bari possono partire altri appelli per i colleghi detenuti all'estero. Potremmo progettare nuove modalità di intervento. Il P.E.N. trae forza dalle sue riunioni. Anna Santoliquido |
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Note sui relatori stranieri
JEAN BLOT pseudonyme d' ALEXANDRE BLOKH
Né à Moscou (Russie). Fils d'Arnold Blokh, Homme de Lettres, et de Madame, née Anne Berlinrote. Marié le 17 décembre 1956 à Mademoiselle Nadine Chamourine-Zagoskine. Etudes: Œuvres : Distinctions: Prix des critique 1972
JOAN SMITH Joan Smith was born in 1953 in London, where she still lives. Publications:
MOHAMED MAGANI Mohamed Magani è nato nel 1948 a El Attaf, Algeria. Pubblicazioni: |

Mrs. Joan Smith (Londra) e Mr. Mohamed Magani (Algeri)
RASSEGNA STAMPA

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