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Il Convegno di Torino
(in francese la relazione di M.me Deonna)

Il Convegno di Firenze

 

 

Il 19 gennaio 2005, presso la Società Umanitaria,

(Salone degli affreschi - Via Daverio 7, Milano)

si è tenuta la Tavola Rotonda organizzata dal P.E.N. Club Italiano
sul tema


" La scrittura nell'età del computer "

Relatori:

Isabella Bossi Fedrigotti - Maurizio Cucchi,
Carlo Sini - Armando Torno

 

Introduzione:

Lucio Lami

 

Da sinistra: Carlo Sini - Isabella Bossi Fedrigotti - Lucio Lami
Maurizio Cucchi - Armando Torno

 

Da "Il Giornale; Milano Cultura" - 24 gennaio 2005

Il giornalista con la testa nel computer

LUCIANA BALDRIGHI

Carnefice o liberatore? Il computer salverà la scrittura oppure ne sancirà l'irrimediabile scomparsa? Intorno al rapporto tra un mezzo di comunicazione e di informazione quale il PC con tutto il suo corollario, la scrittura elettronica, la posta, gli sms, internet, e il processo antico quanto l'uomo di elaborare informazione e conoscenza attraverso un processo mentale e manuale, si muove il convegno "La scrittura nell'età del computer" che si è tenuto ieri pomeriggio nella Sala degli Affreschi della Società Umanitaria di via Daverio 7.
A parlare di giornali, letteratura e comunicazione, Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista e scrittrice, Maurizio Cucchi, poeta, Lucio Lami, presidente del Pen Club Italiano (l'ente promotore dell'iniziativa) Carlo Sini, filosofo e Armando Torno, giornalista e scrittore.

"Molto critico su questa ipotetica alleanza tra modernità e tradizione, che a suo parere invece nasconde una torre di babele di linguaggi e un impoverimento del sapere, Armando Torno, saggista, studioso e giornalista de "Il Corriere della Sera", spiega dal punto di vista di un intellettuale legato alla salvaguardia del "sapere", nel senso classico del termine, il suo pensiero.
Che cosa va cambiando nel giornalismo e nella letteratura e quindi nella cultura e nell'informazione con i nuovi modi di comunicare imposti dal computer? "Non si tratta solo di un cambiamento di forma, ma anche di sostanza - ha risposto Torno -. Il computer ha cambiato non solo il tipo di scrittura ma anche gli argomenti. La scrittura non è più memoria, spariscono gli epistolari, vengono a mancare i lavori di introspezione cari alla vecchia letteratura. La scrittura tormentata è stata spazzata via anche dallo spazio a disposizione. Si archivia una e-mail, ma per quanto e dove va? Un sms è impersonale e dura lo spazio di un mattino".

Ma che cosa si intende quando si dice che è la comunicazione stessa che cambia? Torno replica: "Ogni parola è scritta in maniera definitiva in un computer perché tutto è velocizzazione, tutto si può correggere. Un tempo rimanevano parole, frasi scritte, verbi aggiunti e il tutto ti portava a riflettere. Di un testo di un romanzo su dischetto è impossibile fare un'edizione critica. Fare varianti è un macello su un PC. Siamo in un mondo dove la scrittura non è più sacrale ma fisiologica: riciclo, faccio, disfo... la scrittura si trasforma in merce. Così essa non è più un rifugio ideale, non è nemmeno più una cittadella dell'intelligenza. Un libro per diventare sacro deve essere scritto attraverso
una sorta di liturgia. Tolto l'aspetto sacrale rimane solo quello comunicativo".

Un ricordo è andato anche a Montanelli che con la sua "Lettera 32" rileggeva e correggeva. Era quello il fondo. Oggi non avrebbe più quell'impatto. Montanelli leggeva i suoi articoli battuti a macchina ad alta voce, la scrittura era già declamata nella mente. Oggi cuci, sposta, incolla è tutto un'arlecchinata. "Noi siamo il risultato di un'ottimizzazione - ha replicato Armando Torno all'intervento di Maurizio Cucchi che sosteneva che lo strumento cambia ma il risultato rimane tale - oggi il mondo punta tutto su questo. Tra 15 anni un giornale lo faranno in tre o quattro; non serviranno più i ruoli. L'articolo si chiamerà ancora articolo ma sarà sempre più piccolo. Le nuove sfide del giornalismo partono sempre dall'intelligenza anche se la società non sopporta il giornalismo perché significa approfondimento. I Tg parlano del caso Lecciso e non della morte del maggiore studioso del Rinascimento, Eugenio Garin".

E allora avrà senso fare ancora un giornale di notizie? Concordi tutti i relatori nel dire che il vero giornalismo è nei quotidiani e che i settimanali avrebbero il compito di meglio approfondire i temi sociali e politici, ma pare che oggi si siano ridotti a riempitivi di gossip, superficialità e pubblicità.
Esiste ancora una letteratura? "Ci sono solo romanzetti, manuali e pochi grandi libri - spiega Isabella Bossi Fedrigotti - scandalizzata che il tempo dedicato alla lettura di un giornale è di 5/6 minuti al giorno. La televisione distrae, i giornali dovrebbero fare riflettere. L'Inghilterra è sempre leader nel settore anche i lettori resistono nonostante l'aumento dei prezzi degli stessi".

Lucio Lami, ex inviato de II Giornale, autore del libro "Giornalismo all'italiana" (Ares Ed. Milano-10 Euro) e presidente di Poets, essaysts, novelists (poeti, saggisti e narratori), un'associazione nata nel 1921 rappresentata in tutto il mondo che ha il suo PEN Club Italiano dal 1922 (tra i suoi presidenti anche a livello internazionale, Croce, Silone e Moravia), punta il dito contro gli archivi computerizzati che forniscono in un giorno ciò che un individuo immagazzina come sapere in 100 anni. "Da inviato raccontavo quello che vedevo, ora con il satellite e internet abbiamo le agenzie al fronte con un'omogeneizzazione di informazioni tutte da controllare. I giornali vengono fatti più per gli editori che per i lettori. Gadget e pubblicità fanno da padroni. Comperiamo i giornali per avere libri o enciclopedie. Il giornale è il gadget del suo gadget".
A che cosa servono ora gli inviati se c'è tutto su internet? Gli archivi cartacei e fotografici sono scomparsi e con essi la nostra memoria. Tutto è al servizio dell'economia. Ma dov'è l'uomo?".

Infine il filosofo Carlo Sini ha sottolineato come nel mondo occidentale abbiamo assistito a un trauma, al passaggio dalla cultura orale a quella alfabetica, ma difficile tracciarne le conseguenze. Ma anche in Egitto vi sono stati dai passaggi dai geroglifici e a un sistema demotico eppure non si trattava di mondo occidentale".


 

 

Firenze, 28 giugno 2004

La presentazione di "Visti e Raccontati"

di Lucio Lami

Lunedì 28 giugno, alle ore 17, nella splendida Sala del Gonfalone di Palazzo Panciatichi, sede della Regione Toscana, è avvenuita la presentazione del libro "Visti e raccontati" (Ed. Ares) di Lucio Lami. Un foltissimo pubblico, entusiasta, ha seguito l'incontro che si è aperto poi a un vivace dibattito. Hanno introdotto la manifestazione il Consigliere regionale Franco Banchi e Paola Lucarini che ha letto la testimonianza di Giorgio Luti (Università di Firenze), assente per motivi di salute. Relatore Pierandrea Vanni (caporedattore del quotidiano "La Nazione", Presidente della "Associazione Italia - Kuwait", Sindaco di Sorano), il quale ha sottolineato con lucida e, a momenti, anche commossa analisi, i passaggi più avvincenti del testo.

Lucio Lami, Presidente del P.E.N. Club Italiano, ha conquistato sull'onda di un'intensa e appassionata rievocazione dei momenti più emozionanti della sua vita di giornalista, la simpatia e l'ammirazione di tutti i presenti, in maggioranza scrittori, poeti, critici letterari, giornalisti politici, i quali seguivano il discorso da una seconda sala attigua, dato l'afflusso del pubblico. Al dibattito, è seguito un incontro personale con coloro che hanno voluto accompagnare Lucio Lami presso la libreria Martelli per farsi autografare i volumi.

P. L.

 

 

 

Bari - 3 maggio 2004
Grand Hotel & d'Oriente - via Cavour, 32 - Bari

In concomitanza con la Giornata mondiale della Libertà di Stampa
il Convegno dal titolo

Diritti Umani e Libertà d'Espressione:

nuove frontiere e scommesse per la società moderna

 


Disegno di Michele Damiani

 

Con il Patrocinio di

 

L'intervento di Emanuele Bettini

Parlare di Diritti Umani e di Libertà d'Espressione oggi, sotto certi aspetti, potrebbe sembrare quasi banale, perché tutti, persino le dittature moderne, si dichiarano paladini che lottano per la libertà. Ma, se affrontiamo l'argomento negli aspetti più sottili e delicati, ci accorgiamo subito che la realtà è molto diversa dall'apparenza. Da un lato abbiamo regimi totalitari che impegnano la forza armata per reprimere la dissidenza, dall'altro scopriamo che molti paesi democratici adottano misure di sicurezza mirate a limitare la Libertà d'Espressione.

La chiave di lettura di questo inquietante fenomeno va ricercata nei provvedimenti seguiti all'attentato dell'11 settembre a New York. In pochi mesi quasi tutti gli Stati occidentali hanno emesso misure mirate alla prevenzione di atti terroristici. Questo modo di agire rientra nella logica della sicurezza nazionale, ma il discorso si spinge immediatamente oltre. Mentre i Governi s'impegnano nel tutelare i cittadini, contemporaneamente alcune leggi colpiscono la libertà d'informazione e, peggio ancora, vanno a ledere il diritto alla Libertà d'Espressione. A farne le spese sono gli intellettuali, gli scrittori e i giornalisti che si staccano dal coro osannante alla caccia alle streghe. È stato attivato, per esempio, un controllo satellitare capillare di tutta la posta elettronica e della consultazione dei siti web. È sufficiente spedire una e-mail o consultare il sito web di Al-Jezeera per essere intercettati dai sistemi si sicurezza ed entrare nella lista nera delle persone sospettate di connivenza con il terrorismo arabo.

Le Organizzazioni Non Governative e le agenzie di news vengono sistematicamente attaccate da pirati informatici. In realtà questi hackers sono apparati dello Stato che si immettono nei sistemi informatici per controllarne l'attività. Attraverso programmi speciali si inseriscono nei siti web, immettono e prelevano dati, bloccano la diffusione di notizie e di immagini, catturano indirizzari schedando sistematicamente tutti i contatti che un giornalista/scrittore ha nella memoria del suo computer.

Questo sistema di controllo è ormai molto diffuso e costituisce la fonte primaria d'informazione per creare una rete d'Intelligence organizzata ai massimi livelli. La gestione dei sistemi operativi, dal semplice Microsoft Front Page al diffusissimo Outlook Express, è il fiore all'occhiello di Paesi come gli Stati Uniti, l'Inghilterra, la Russia di Putin, ma anche di regimi come quello cinese, vietnamita e pachistano. Persino la Tunisia del Presidente Ben Alì ha attivato il sistematico controllo dell'intera comunicazione via internet, riducendo al silenzio giornalisti della portata di Sihem Bensedrine. Ci sono scrittori che sono costretti a cambiare continuamente casella di posta elettronica per non essere intercettati dalla polizia postale. Ve ne sono altri, invece, che utilizzano le linee chat, ritenendo questo sistema più sicuro.

Effettivamente la linea chat è un canale preferenziale che, sotto certi aspetti, da maggiori garanzie di sicurezza, anche se la privacy può essere violata in ogni momento per l'inserimento nella conversazione di altri utenti. L'enorme facilità di accesso, pur rappresentando un cavallo di troia all'interno del sistema operativo, per assurdo facilità l'invio di messaggi in codice attraverso siti dal contenuto banale come quelli pornografici. I recenti attentati di matrice islamica hanno infatti seguito questo percorso. Dopo aver esaminato questo scenario raccapricciante ci chiediamo come possiamo proteggerci ed uscire dalla spirale della guerra telematica. Purtroppo non esiste una risposta rassicurante. La gamma dei casi di attacco all'informazione è talmente ampia che un semplice scrittore o giornalista non è in grado di orientarsi e di distinguere il falso dalla attendibilità. La guerra etnica nei Balcani, il conflitto israelo-palestinese e le attuali operazioni belliche in Iraq sono l'esempio per antonomasia di quanto sia possibile manipolare le notizie disorientando anche i più esperti analisti. Se dovessimo limitarci al piano militare della gestione dell'informazione, sarebbe tutto molto più semplice.

Esiste, invece, un secondo conflitto strisciante e ben più devastante delle azioni di guerra: il terrorismo. Mentre ai margini dei campi di battaglia viene esercitata la Libertà d'Espressione voluta dagli Stati Maggiori, nel corso di un atto terroristico la Libertà d'Espressione può essere una componente dello stesso atto terroristico. Ci sono circostanze in cui il testo delle notizie è deviante o contiene messaggi in codice, che solo alcuni sono in grado di decifrare. La stessa denuncia di una probabile violazione di libertà può far parte di un progetto destabilizzante. È a questo punto che nasce nello scrittore il desiderio e la forza di opporsi ad una così schiacciante globalizzazione del problema. I Writers in Prison Committee (Comitati Scrittori in Prigione) dell'International P.E.N., di cui io sono responsabile per l'Italia, hanno la funzione istituzionale di individuare gli attacchi al sistema democratico dell'informazione, denunciandone le deviazioni ai Governi sospettati di violazione dell'art.19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Le azioni a tutela della Libertà d'Espressione si chiamano R.A.N. (Rapid Action Network) e sono indirizzate ai Capi di Stato, ai Ministri degli Interni e ai Ministri di Grazia e Giustizia dei Paesi presi in esame. Per la maggior parte sono lettere scritte dalla Presidenza Internazionale e dai singoli responsabili dei Centri periferici. Vengono però esercitate altre azioni di carattere diplomatico, che sono vere e proprie Risoluzioni presentate nel corso dei Congressi mondiali.

Sulla base di queste Risoluzioni, votate dalla Assemblea dei Delegati Ufficiali e approvate a maggioranza relativa, vengono contattati i Governi Centrali e le loro Ambasciate sollecitando il riesame dei casi più eclatanti di limitazione della Libertà d'Espressione. Queste azioni si limitano a chiedere indulgenza nel trattamento degli scrittori detenuti, in modo da non danneggiare la posizione del condannato per reati d'opinione. Solo in alcuni casi, quelli più gravi, si chiede l'immediata scarcerazione del detenuto per motivi di salute.

Bisogna, comunque, riconoscere che il metodo delle Rapid Action Network ha efficacia solo se supportato da un numero consistente di adesioni, altrimenti ogni azione d'intervento risulta vana. Parallelamente alla prassi delle Risoluzioni e degli interventi diretti presso i Governi l'International P.E.N. promuove l'adozione di scrittori/giornalisti perseguitati. Ogni Centro P.E.N., tra cui anche quello italiano, ha la facoltà di adottare esponenti del mondo della cultura incarcerati per reati d'opinione. L'adozione consiste nel comunicare ufficialmente alle Autorità persecutrice che lo scrittore verrà seguito con particolare attenzione da un determinato Centro P.E.N., il quale potrà assumersi anche parte degli oneri processuali e il sostentamento della famiglia.

I mezzi di cui dispone l'International P.E.N., che è bene ricordare è una Organizzazione Non Governativa riconosciuta ufficialmente dalle Nazioni Unite, sono purtroppo limitati, anche se ultimamente c'è grande attenzione verso le nuove tecnologie. Così come i regimi si servono di internet per controllare e limitare la Libertà d'Espressione, anche il P.E.N. agisce sullo stesso piano, mettendo in rete notizie, relazioni ed appelli. Come si può immaginare, l'effetto è dirompente. Oggi si parla di resa dei conti senza esclusione di colpi. È incominciata una partita a scacchi nella quale l'intera Società Mondiale è coinvolta. L'esito è incerto e non è detto che riesca a vincere la Libertà d'Espressione.

Ci troviamo ad affrontare un salto genetico di proporzioni enormi con conseguenze imprevedibili e incontrollabili. Bisogna, quindi, fare quadrato affinché un pensiero "diverso" non sia più reato e l'Umanità possa sentirsi degna di essere chiamata tale, diversa dalla bestialità che fa dell'odio e della prevaricazione uno stile di vita.

Emanuele Bettini
Segretario Generale P.E.N. Club Italiano

 

L'intervento di Anna Santoliquido

Può un meeting internazionale scaturire dal cuore del poeta? Ciò che potrebbe apparire retorica è, invece, il movente del presente Convegno che ha per tema i diritti umani e la libertà di espressione. L'atmosfera in cui esso è maturato ha visto il coinvolgimento di esperti della parola creativa e dell'informazione, e di educatori pronti a scommettere sulle capacità dei giovani, per sensibilizzarne le coscienze e attivare un dialogo costruttivo.
La Puglia - dalle molteplici stratificazioni culturali - è un luogo di frontiera. Fiumane di popoli l'hanno attraversata anche in tempi recenti. Nel 1991 la nave albanese Vlora, ancorata nel porto di Bari e con un carico di 18 mila profughi, ha bussato alle istituzioni e ai cittadini, ponendo interrogativi inquietanti sul villaggio globale e sul futuro dell'uomo. I boat-people fanno parte ormai dell'immaginario collettivo.

Negli ultimi vent'anni, sono giunti in Terra di Bari poeti e scrittori che hanno patito il carcere e la persecuzione nei luoghi di origine. Ricordo gli amici cileni, iraniani, albanesi, costretti per lungo tempo a separarsi dalle famiglie e con i quali abbiamo costruito eventi culturali all'insegna della solidarietà e della libertà del pensiero. Poeti, giornalisti e traduttori raffinati, ci hanno consentito di conoscere la letteratura dei loro paesi e la profondità dell'animo umano. Abbiamo pubblicato i loro testi inediti, confrontandoci con altre culture.

Con la caduta del muro di Berlino, e delle dittature nell'Europa dell'Est, avevamo cominciato a sperare nell'unione tra i popoli. Gli intellettuali romeni hanno respirato a pieni polmoni dopo la scomparsa di Ceausescu. L'Unione Europea ha dato una spinta importante all'intreccio delle relazioni. Oggi i giovani studiano nelle università straniere, apprendendo lingue e culture.
Eppure qualcosa è cambiato. Si respira una minaccia come nelle opere di Pinter. Serpeggia un clima di sospetto che supera l'ansia a suo tempo provocata dal blocco comunista e dalla Guerra fredda. Il continuo succedersi dei conflitti bellici, il terrorismo, gli attentati minano la società civile, abbassando la qualità della vita. Ci si interroga sulla "involuzione antidemocratica" e sul cittadino universale al quale nel 1948 si è ispirata la Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo. Si ripensano i diritti umani che, come scrive Stefania Bartoloni, non devono essere generici. La gente teme di perdere i diritti acquisiti, nonostante lo sforzo per la "formazione di un sistema di giustizia internazionale". Se da un lato si promuove il progresso sociale - o meglio, tecnologico - dall'altro si avverte la fragilità delle istituzioni ritenute non più garanti della incolumità dei cittadini.

Le Nazioni Unite appaiono gravate di troppi compiti e non sempre sono in grado di intervenire con tempestività ed efficacia. Le libertà fondamentali sono di nuovo in discussione.
Le donne sono lontano dall'effettiva parità. Nei paesi del Sud del mondo esse rivestono ruoli secondari, a dispetto delle competenze e della determinazione. In talune nazioni, i governi aderiscono ai programmi internazionali a favore dell'universo femminile solo per promuovere la loro immagine. In Occidente, la presenza delle donne nei centri di potere è irrisoria. Tuttavia, non possiamo non condividere l'affermazione di Rita Levi Montalcini quando sostiene che nel ventesimo secolo ci sono state, nonostante tutto, "rivoluzioni positive" quali "l'emergere del quarto stato" e la "donna che dopo secoli di repressione è riuscita a venire alla ribalta".

William Golding, Premio Nobel per la letteratura, considera il secolo trascorso il "più violento nella storia dell'umanità", una violenza che ha falciato l'intero pianeta, con la conseguente caduta di ideali. Il nuovo millennio procede, in troppi luoghi del globo, nella scia di sangue, gettando scompiglio nell'animo dell' essere sensibile il quale, rammentando le parole di Primo Levi, teme che chi vede la Gorgone, possa non tornare per raccontare, o possa tornare muto.
L'essenza del nostro incontro è la voglia di lottare per evitare il pericolo del non ritorno o del mutismo. "Il mondo deve cambiare", scrive il grande storico Eric J. Hobsbam nel celebre volume Il secolo breve. "Se l'umanità deve avere un futuro nel quale riconoscersi, non potrà averlo prolungando il passato o il presente. Se cerchiamo di costruire il terzo millennio su questa base, falliremo", egli afferma.. Diritti umani, dunque, e libertà di espressione per non fallire e per potenziare gli ideali di giustizia e di eguaglianza, tentando di non "disperare, neppure nelle situazioni più disperate", come osserva Leo Valiani.

I P.E.N. Club sparsi in tanti paesi sono un punto di riferimento per gli scrittori e per l'opinione pubblica. L'obiettivo di supportare gli autori perseguitati per le loro opinioni è un atto civile che mi vede partecipe delle iniziative italiane. Non si tratta di esigere il diritto di autore sulle opere dell'ingegno - azione politicamente corretta - ma di intervenire sul rilascio della persona e sulla libertà di parola. Con il giornalismo l'Italia ha pagato in vite umane. E' il caso di ricordare la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio, in Somalia, il 20 marzo 1994, con il suo operatore Miran Hrovatin, al seguito dell'operazione militare internazionale, sotto egida ONU, mentre indagava nei traffici di armi e rifiuti tossici. Il ricordo annovera l'inviata del "Corriere della Sera" Maria Grazia Cutuli, trucidata sulla via di Kabul, nell'Afghanistan, il 20 novembre 2001.
L'11 settembre segna uno spartiacque nella storia recente internazionale. Fu mio figlio a comunicarmi il crollo delle Twin Towers, con gli occhi pieni di sgomento. Lo stesso sgomento che lessi nello sguardo di un mio giovane allievo quando mi chiese se i libri di lingua e civiltà inglese potessero più riportare l'icona (consolidata nella sua memoria) delle Torri Gemelle. I ragazzi sono stati segnati dai terribili avvenimenti di New York e Madrid. Le atrocità della guerra, le violente immagini televisive, l'aggressività del linguaggio di molti mass-media influiscono negativamente sullo sviluppo della loro personalità.

Nella Giornata Mondiale della Libertà di Stampa indetta dall'Unesco, mi pare necessario ribadire di rispettare la parola, di non svuotarla di senso, ma di conferirle quella dignità per la quale uomini e donne di penna sono passati alla storia o hanno versato il tributo della vita. La libertà di espressione non dovrebbe significare svalutazione della parola per il gusto del sensazionalismo o dell'istigazione. Penso a certa stampa sportiva che, non di rado, aizza il lettore con un linguaggio più adatto a un campo di battaglia che ad uno stadio.

I diritti umani e la libertà di espressione languono in molte nazioni, come testimonia l'attività dell'organizzazione "Reporters sans Frontiéres" che denuncia violenze, detenzioni e uccisioni a danno dei giornalisti. Il Comitato degli Scrittori in Prigione dell'International P.E.N. (WiPC) segnala dei casi eclatanti di giornalisti e scrittori imprigionati in varie parti del mondo, portandoci a conoscenza di storie umane e letterarie che evidenziano la barbarie anche in paesi apparentemente evoluti. Diverse situazioni hanno colpito la sensibilità degli studenti baresi che hanno svolto il Progetto del quale oggi celebriamo la conclusione.

L'intellettuale fa paura se si continua a tarpargli le ali. La globalizzazione e la concentrazione del potere nelle mani di pochi sono elementi restrittivi della libertà dell'individuo. Bisogna salvaguardare la democrazia, affinché le scelte di chi governa rispecchino il più possibile la volontà del popolo.

La solidarietà tra quanti producono testi creativi e veicolano l'informazione è basilare per la distensione e per abbattere le barriere. Noi siamo in grado di mettere in circuito energie positive atte ad alimentare la cultura e a sollecitare le aspettative dei lettori. La civiltà della nazione si misura dall'efficienza del servizio reso ai cittadini dei quali vanno rispettati i diritti e la libertà di espressione. I governi dovrebbero favorire lo scambio tra le culture, in quanto la pace va costruita ogni giorno e non può essere ridotta a cortei in particolari occasioni. Conoscersi vuol dire interagire con l'altro, imparando ad apprezzarne le qualità, gli usi e i costumi. La persona umana merita attenzione a tutte le latitudini; in un clima disteso è più facile intendersi. Mi chiedo quanto l'Occidente conoscesse dello stile di vita e delle tradizioni del vastissimo Oriente, prima dello scoppio degli ultimi tragici eventi.
Premesso che la società non può essere che multiculturale e che ciascuno ha diritto a vivere un'esistenza libera e decorosa, l'impegno delle Associazioni non governative va intensificato e sostenuto dagli uomini liberi e desiderosi del proprio e dell'altrui progresso.

Sento, in questa circostanza, di spronare i direttori dei quotidiani a concedere più spazio alle pagine culturali che spesso sono rosicchiate dalla cronaca e dalla pubblicità. I giornali contribuiscono enormemente a formare il cittadino. Inoltre, sarebbe il caso che scommettessero di più sugli scrittori viventi, visto che molte testate in Italia diffondono testi letterari soprattutto di autori scomparsi e già consacrati. Né si può sottacere la volgarità di quanti scrivono a comando dell'industria culturale, deformando la finalità del segno artistico. Gli intellettuali al servizio del potere formano una casta che bisognerebbe ridicolizzare. C'è chi ingabbia il proprio pensiero per servire il "padrone". La televisione crea falsi miti di cui il tempo saprà disfarsene.

Avere ospitato nella nostra città, scrittori e giornalisti italiani e stranieri significa che crediamo nei valori della cooperazione. Il coinvolgimento degli studenti incoraggia a sperare, perché, saranno loro gli araldi del domani. Da Bari possono partire altri appelli per i colleghi detenuti all'estero. Potremmo progettare nuove modalità di intervento. Il P.E.N. trae forza dalle sue riunioni.

Un altro obiettivo del Progetto e del Convegno è di creare le basi per l'istituzione di una Cattedra dei Diritti Umani presso la nostra Università, secondo gli intenti del P.E.N. e, più espressamente, del Comitato degli Scrittori in Prigione del quale sono componente. Vorremmo anche invitare degli autori per i quali il P.E.N. si è prodigato, affinché siano portavoce del valore della libertà e della solidarietà. Le scuole accoglierebbero di buon grado tali iniziative.
Bari è la città di San Nicola, il Vescovo che unisce l'Oriente e l'Occidente. Per le strade c'è già aria di festa per ricordare la traslazione delle ossa del Patrono da parte degli intrepidi marinai baresi. San Nicola è amico dei forestieri e non mancherà di strizzare l'occhio ai nostri sani propositi. E chissà che la speranza non si ravvivi.

Anna Santoliquido
Responsabile Organizzativo Centro-Sud P.E.N. Club Italiano
Coordinatrice del Progetto I.P.S.S.A.R. "A. Perotti"

 


 

Note sui relatori stranieri

JEAN BLOT pseudonyme d' ALEXANDRE BLOKH


Né à Moscou (Russie). Fils d'Arnold Blokh, Homme de Lettres, et de Madame, née Anne Berlinrote. Marié le 17 décembre 1956 à Mademoiselle Nadine Chamourine-Zagoskine.

Etudes:
Bromsgrove Public School à Worcester, Lycée de Dinard, Facultés des Lettres et de droit de Lyon et de Paris.
Diplômes:
Docteur en droit, Docteur ès lettres.
Carrière:
Fonctionnaire international aux Nations Unis à New York (1946-56), à Genève (1958-61) puis à l'UNESCO de Paris (depuis 1962)
Romancier depuis 1956.
Critique d'art et de lettres aux revues L'Arche, Preuves, N.R.F. depuis 1957.
Secrétaire international du P.E.N. Club de 1981 à 1997
Puis Vice Président international du P.E.N. Club depuis 1998
Membre du Comité de la Société des Gens de Lettres.
Président du P.E.N. Club français depuis 1999

Œuvres :
Le Soleil de Cavouri 1956 - Les enfants de New York 1959 - Obscur Ennemi 1961
Les Illusions nocturnes 1964 - La Jeune géante 1969 - La Difficulté d'aimer 1971
Là où tu iras 1973 - Les Cosmopolites 1976 - Sporade 1979 - Marguerite Yourcenar 1971
Ossip Manlestam 1972 - Le Grand Siècle russe (en coll. suite au colloque de Cérisy) 1970
Gris du ciel 1981 - La Montagne sainte 1984 - Moi, Graf Bouby, chat de gouttière 1984
Tout l'été 1985 - Ivan Gontcharov ou le réalisme impossible (Grand prix de la critique littéraire 1986) - Albert Cohen 1986 - Sainte-Imposture 1988 - Si loin de Dieu 1990
Bloomsbury, histoire d'une sensibilité artistique et politique anglaise 1992
Retour en Asie 1993 - Vladimir Nabokov 1995 - Albert Cohen ou Solal dans le siècle 1996
Le Juif Margolin 1998 - Moïse 1999 - Roses d'Amérique 2003
Décoration: Officier des Arts et des Lettres

Distinctions: Prix des critique 1972
Prix Valéry Larbaud 1977
Prix Cazes 1982
Prix Marcel Thiébault 1987
Prix international pour la paix 1990

 

JOAN SMITH

Joan Smith was born in 1953 in London, where she still lives.
She was educated at state schools and Reading University. She worked as a journalist on the Sunday Times before becoming a full-time writer in 1984. She writes regular columns in The Times, Independent on Sunday and Tribune. She is an associate professor in the School of Communications and Multi-media at Edith Cowan University, Western Australia. She sits on the Free Expression Panel of the Foreign and Commonwealth Office, and has chaired the English PEN Writers in Prison Committee since 2000.

Publications:
Clouds of Deceit: the Deadly Legacy of Britain's Bomb Tests (Faber, 1985)
Misogynies (Faber, 1989)
Femmes de Siecle (ed, Chatto & Windus, 1992)
Hungry For You: from Cannibalism to Seduction, a Book of Food (Chatto, 1996)
Different for Girls (Chatto, 1997)
Moralities (Allen Lane/Penguin, 2001-2)
A Masculine Ending (Faber, 1987)
Why Aren't They Screaming? (Faber, 1988)
Don't Leave Me This Way (Faber, 1990)
What Men Say (Chatto, 1993)
Full Stop (Chatto, 1995)

 

MOHAMED MAGANI

Mohamed Magani è nato nel 1948 a El Attaf, Algeria.
Si laurea in Letteratura Anglo-Americana all'Università di Algeri nel 1975 e consegue il Master in Scienze dell'educazione(sociologia e psicologia)all'Università di Londra (1980-1983).
Dal 1985 al 1990 insegna al National Center for the Training of Inspectors di Algeri e, dal 1990 al 1995, insegna all'Università di Algeri sui metodi di ricerca nelle scienze sociali.
Nel 1988 partecipa al Programma Internazionale di Scrittura - Università di Iowa,USA;
dal 1995 al 1999 è ospite del DAAD (Deutschen Akademischen Austauschdienstes (ente tedesco di scambi universitari fra stranieri).
Mohamed Magani ha vissuto per molti anni in esilio in Europa come scrittore perseguitato.

Pubblicazioni:
La faille du ciel - romanzo (Publisud,Parigi / Enal,Algeri), vincitore del Grand Prix Littéraire International di Algeri.
Please, pardon our appearance... - racconti (The Tufnell Press, Londra).
Esthétique de boucher - romanzo (Enal/Enap, Algeri, 1990)
In tedesco: Vie Aesthetik des Metzgers (Kinzelbach,Mainz,1998)
Prossimamente in inglese: An Icelandic dream - racconti (Ijtihad, Algeri).

 

Mrs. Joan Smith (Londra) e Mr. Mohamed Magani (Algeri)

 

RASSEGNA STAMPA


 

 

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