John Galsworthy (fondatore dell'International P.E.N.)
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L'International P.E.N. Club è
un'Associazione mondiale di scrittori riuniti in clubs
nazionali. Assolutamente apolitica, promuove la libertà
d'espressione in tutto il mondo e si oppone ad ogni forma di
oppressione delle libertà intellettuali. Favorisce, inoltre,
i contatti tra gli scrittori di diversi Paesi. Fondata a Londra nel 1921, conta ora 135 Centri in tutto il mondo. Scopo dell'International P.E.N. è altresì promuovere l'amicizia e l'interscambio culturale: ogni membro di qualsiasi PEN é membro dell'intera organizzazione. P.E.N. significa Poets, Essayists, Novelists ed è un'Associazione aperta a scrittori, traduttori e giornalisti impegnati attivamente in ogni ramo della letteratura, senza distinzione di nazionalità, razza, colore o religione. Sono parte del P.E.N. la "International Foundation Emergency Fund" ed il "Writers in Prison Commettee", organismi che seguono, assistono e porgono aiuto concreto agli scrittori perseguitati per motivi ideologici e alle loro famiglie. Al Congresso ed alla Conferenza annuali, ospitati a turno dai singoli Centri nazionali, prendono la parola scrittori di fama mondiale ed i soci dei vari P.E.N. possono incontrarsi con i colleghi che convergono dai cinque continenti. I singoli Centri del P.E.N. organizzano in modo autonomo, durante l'anno, un programma d'appuntamenti tra consoci ed ospiti nei quali viene discussa la situazione letteraria e vengono dibattuti sia i problemi soggettivi, sia quelli della categoria. Dallo statuto dell'International P.E.N. si desume che l'Associazione difende il principio della libera circolazione delle idee fra tutte le nazioni e ciascuno dei suoi soci o dei suoi sostenitori é chiamato ad opporsi, per quanto possibile, a ogni limitazione della libertà d'espressione nel proprio Paese e nella propria comunità come pure nel mondo intero: si dichiara in favore di una stampa libera e si oppone agli arbitrii della censura in tempo di pace. Il P.E.N. afferma la propria convinzione che il progresso necessario del mondo verso una migliore organizzazione politica ed economica rende indispensabile una libera critica dei governi e delle istituzioni. E poiché la libertà implica autocontrollo, ogni socio s'impegna a combattere gli abusi della libertà di stampa quali la diffusione intenzionale del falso e la deformazione dei fatti per scopi politici o personali. Il "Writers in Prison Commetee" pubblica periodicamente un bollettino contenente i nomi e le accuse incriminanti relative a tutti gli scrittori incarcerati di cui sia riuscito ad avere notizia. |
Notizie sull'International P.E.N.
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Da principio fu per
combattere l'eccessivo, anche se "splendido", isolamento
degli intellettuali inglesi che la poetessa Dawson-Scott
decise di fondare il P.E.N. Club, come motore di
interscambio culturale con il resto del mondo. (P.E.N.
significa: Poets, Essayists, Novelists, poeti, saggisti,
narratori).
Era il 1921: la Prima Guerra Mondiale era finita da poco e il bisogno di fratellanza e di giustizia era molto sentito. Non a caso, come primo presidente del P.E.N., venne eletto lo scrittore John Galsworthy, autore del dramma libertario "Justice", che nel corso del suo mandato avrebbe ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura. Al P.E.N. aderirono presto i maggiori scrittori dell'epoca, da Joseph Conrad a O.K. Chesterton tanto che, a sei mesi dalla sua fondazione, nacquero altri centri nazionali, come in Francia, sotto la guida di Benjamin Crémieux, e in Italia, nell'estate del 1922, ad opera del poeta Lauro de Bosis, figlio di Adolfo. Nel 1926 i Club presenti al Congresso internazionale di Berlino rappresentavano già quindici nazioni, ma erano destinati presto a moltiplicarsi, anche per il fatto che ogni Centro rappresentava una lingua, sicché alla Jugoslavia ne vennero riconosciuti quattro, alla Svizzera tre, al Canada due, e cosi via. Presto il sodalizio ebbe le sue sedi in Paesi anche lontani, dall'India alla Bolivia. Solo dalla Russia rivoluzionaria non giunsero adesioni (il primo P.E.N., a Mosca, è stato inaugurato nel 1988). Crescendo, il P.E.N ebbe bisogno di darsi regole precise, cosa che avvenne nonostante qualche scontro provocato da chi, come i francesi, pretendeva un impegno ideologico militante, mentre il sodalizio finì col dichiararsi assolutamente apolitico. Presto, tuttavia, il P.E.N. sentì la necessità di dare forma attiva al suo spirito di solidarietà e, a partire dal 1932, iniziò a lanciare appelli ai governi, in difesa degli intellettuali imprigionati per le loro opinioni. Questo spirito libertario venne messo alla prova nel 1933 quando il P.E.N., ormai internazionale, con a capo il nuovo presidente H.G. Wells, prese le difese degli scrittori tedeschi esiliati dal regime, Toller, Heidrich, Mann. Dopo il rogo dei libri da parte dei nazisti, il P.E.N. convocò il Congresso di Dubrovnik, al quale parteciparono ventisei nazioni e decretò l'espulsione del Club tedesco che non aveva condannato le persecuzioni degli intellettuali avversi al nazismo. Anche l'Italia rischiò di essere sanzionata quando il Presidente del P.E.N. Club Italiano, il poeta Marinetti, divenne il cantore della guerra: messo sotto accusa nel 1936, il P.E.N. Italiano si appellò allo statuto che riconosce la massima libertà intellettuale e politica ai soci, ma arrivò a difendere la guerra in Etiopia come "apportatrice di civiltà". La presa di posizione italiana era firmata da Marinetti, allora volontario in Africa, De Stefani, Notari, Govoni, Bontempelli, Formichi, Ojetti e Pirandello. L'Italia sfuggì al provvedimento per un caso fortuito: i delegati internazionali, che avrebbero dovuto sancirlo al Congresso di Buenos Aires, si trovarono a navigare verso l'Argentina su una lussuosa nave italiana e per ragioni di fair play l'ostracismo venne rinviato ad altro congresso e poi dimenticato. Ma le aspre critiche ai regimi illiberali non cessarono. Nel 1937 il P.E.N., capeggiato da Poster e Huxley, intervenne presso il generale Franco dopo l'arresto di Arthur Koestler, che infatti venne rilasciato. Un anno dopo toccò di nuovo all'Italia di ricevere un biasimo per le poesie comparse sul bollettino del sodalizio in esaltazione delle vittorie in Abissinia. A firmare la reprimenda fu Storm Jameson, prima donna arrivata alla presidenza del P.E.N. Durante la Seconda Guerra Mondiale il Club continuò a far sentire la sua voce da Londra, anche se il P.E.N. Americano, sospinto da Somerset Maugham, tentò di creare un P.E.N. europeo "profugo negli U.S.A.". Nel dopoguerra, l'azione in difesa degli scrittori perseguitati divenne metodica: nel '47 l'intervento del P.E.N. valse a ottenere l'espatrio di Neruda dal Cile, nel '49 fu presa la difesa degli intellettuali greci perseguitati, nel '50 fu la volta dei prigionieri in Iran. In quello stesso anno, su suggerimento dello scrittore ungherese Paul Tabori, il P.E.N. annunciò il proposito di creare il "Writers in Prison Committee" (Comitato degli scrittori in prigione) che fu realizzato nel 1960 e dalla cui cestola, nel 1961, ebbe origine "Amnesty International". Il comitato ebbe subito un'intensa attività che crebbe negli anni duri della guerra fredda e prese le difese di centinaia di scrittori perseguitati. Nel periodo del dissenso sovietico, Michael Scammell, traduttore di Solzenicyn, introdusse la pratica di "affidare" i perseguitati ai vari Club sparsi nel mondo, ciascuno dei quali poteva adottare questo o quel perseguitato promuovendone la difesa, anche legalmente. (Il P.E.N. Italiano ha "adottato" in tempi recenti alcuni scrittori tra i quali la poetessa Maria Elena Varela che a Cuba era stata imprigionata per le sue poesie libertarie. La Varela è stata liberata con sei mesi di anticipo sullo scadere della pena). Solo con i Congressi di Copenhagen (1948) e di Sydney (1977) il P.E.N. potè darsi uno statuto definitivo, che da allora non ha più subito modifiche sostanziali. Nel 1985 Harold Pinter e Arthur Miller si sono recati in Turchia, dove la situazione degli scrittori incarcerati era particolarmente grave, e, a seguito di quanto hanno appurato, l'accesso alla Comunità europea è stato negato alla Turchia. Pinter si è anche fatto promotore di ripetute proteste al governo israeliano per la chiusura delle scuole nei territori occupati. Tutto il P.E.N. ha fatto e sta facendo il possibile per far annullare la condanna a morte a Salman Rushdie, intervenendo presso i governi e le autorità religiose. In queste iniziative, purtroppo, non si è avuto successo (come si è avuto invece per la liberazione, a suo tempo, di Vaclav Havel e, con l'andare degli anni e con le reiterate pressioni, per gli scrittori imprigionati in Russia). Tuttavia, anche di fronte ai fallimenti è importante che ci sia un'organizzazione (e purtroppo è l'unica al mondo) che abbia a cuore la libertà di espressione, non solo in teoria, ma attraverso l'azione concreta. |
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Jiri Grusa (Presidente dal 2003)
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1921 -33
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John Galsworthy
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1933-36
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H.G. Wells
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1936-41
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Jules Romains
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1941-47
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Comitato presidenziale durante la guerra:
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Hu Shih
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Denis Saurat
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H.G. Wells
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Hermon Ould
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Tornton Wilder
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1946-47
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E.M. Forster
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François Mauriac
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Ignazio Silone
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1947-49
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Maurice Maeterlinck
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1949-52
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Benedetto Croce
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1953-56
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Charles Morgan
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1956-59
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André Chamson
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1959-62
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Alberto Moravia
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1962-65
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Victor van Vriesland
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1965-69
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Arthur Miller
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1969-71
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Pierre Emmanuel
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1971-74
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Heinrich Boll
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1974-76
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V.S. Pritchett
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1976-79
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Mario Vargas Llosa
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1979-85
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Per Wàtsberg
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1986-89
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Francis King
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1989-90
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Renè Tavernier
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1990-93
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Gyòrgy Konràd
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1993-97
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Ronald Harwood
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| 1997-2003 | Homero Aridjis | ||
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2003
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Jiri Grusa
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