» DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI LINGUISTICI
» DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO (10 dicembre 1948)
» Relazione di Isidor Marí Mayans (Membro Commissione DUDL)
» Rapporto sulle difficoltà d'utilizzo della lingua curda
Dal 6 all'8 giugno 1996, a Barcellona, Spagna, s'è tenuta la Conferenza Mondiale di Diritti Linguistici, promossa dal Comitato di Traduzioni e Diritti Linguistici del PEN Club Internazionale e dal Centro Internazionale Escarré per le Minoranze Etniche e le Nazioni (CIEMEN), con il sostegno morale e tecnico dell'UNESCO. L'Assemblea dei partecipanti, composta di 66 organizzazioni non governative, 41 centri PEN e 41 esperti di diritto linguistico di tutto il mondo, ha approvato per acclamazione e firmato il testo della Dichiarazione universale di diritti linguistici (DUDL).
Nella stessa occasione è stato creato un Comitato d'accompagnamento avente il duplice scopo di seguire il cammino della Dichiarazione all'interno dell'UNESCO e d'ottenere il massimo sostegno da parte delle istituzioni e degli enti coinvolti, per rafforzare il peso morale della DUDL e promuoverne la diffusione. Tale Comitato ha a sua volta costituito un Consiglio Scientifico, composto d'esperti di diritto linguistico di tutto il mondo, la cui finalità è di raccogliere nuove idee e nuovi apporti atti a completare e migliorare il contenuto della DUDL nonché mettersi a disposizione dell'UNESCO, qualora tale istituzione ne richiedesse l'apporto.
Grazie agli apporti ricevuti, alla molteplicità dei contesti socio-linguistici trattati e agli sforzi compiuti per ricercare un equilibrio fra le diverse problematiche in discussione, la DUDL è riuscita a connotarsi al di fuori di qualsiasi inquadramento determinato. Di conseguenza, essa è aperta a tutte le correnti e applicabile a qualunque situazione. Una definizione di diritti linguistici che si voglia equa non può essere subordinata né allo statuto politico o amministrativo di una lingua, né a criteri poco rilevanti o poco obiettivi quali il grado di codificazione o l'importanza numerica dei suoi locutori. E' per questa ragione che la DUDL, proclamando l'uguaglianza dei diritti linguistici, definisce impropria qualsiasi distinzione tra lingue ufficiali/non ufficiali, nazionali/regionali/locali, maggioritarie/minoritarie, o moderne/arcaiche.
Considerando le dimensioni collettive e individuali dei diritti linguistici come interdipendenti ed inscindibili, poiché una lingua si costituisce in seno a una comunità ed è in seno alla comunità che viene usata individualmente, l'esercizio dei diritti linguistici da parte di singoli individui può avvenire soltanto se si rispettano i diritti collettivi di tutte le comunità e di tutti i gruppi linguistici. Ritenendo pertanto indispensabile articolare i diritti linguistici di comunità, gruppi e persone che condividono uno stesso spazio - intento straordinariamente complesso -, la DUDL ha tenuto conto delle comunità linguistiche storicamente installate nel loro territorio al fine di determinare, per ciascun caso, sia i diritti dei gruppi linguistici aventi storicità e auto-identificazione diverse, sia quelli degli individui che vivono al di fuori della propria comunità di origine.
Pur se è vero che l'esercizio dei diritti linguistici può dipendere dalle risorse disponibili, sarebbe ingiusto negare tali diritti con il pretesto che ne mancano i mezzi. Facendo notare che la realizzazione di diritti al giorno d'oggi universalmente riconosciuti, come il diritto alla vita, alla salute, al lavoro o all'istruzione, richiede finanziamenti considerevoli, la DUDL intende lanciare un impegno internazionale di solidarietà che compensi, anche in questo campo, i deficit e renda vitali i diritti dei più svantaggiati.
La molteplicità dei fattori che condizionano la situazione delle lingue, la difficoltà di far convergere gli interessi di comunità, gruppi e individui, e la necessità di interrelazione fra i diritti linguistici e altri diritti fondamentali, rendono impossibile definire misure identiche e applicabili ovunque. Ecco perché la DUDL, pur sottolineando l'inevitabile responsabilità dei pubblici poteri, si è concentrata più sui diritti che non sugli obblighi o i divieti, mettendo l'accento sulla ricerca di soluzioni adatte a ciascun caso, a cominciare dagli accordi democratici.
Per concludere, la proclamazione della Dichiarazione universale di diritti linguistici segna la fine di un processo e l'inizio di un altro. In effetti, il 6 giugno 1996 si è aperta una nuova tappa che culminerà con una Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite.
Serenella Pirotta